Tecnica del mosaico a commesso fiorentino

Cecilia Falciai Scagliola e Mosaico
Mosaico

Il commesso fiorentino è un particolare tipo di mosaico eseguito in marmo e pietre dure. Quello che differenzia il commesso fiorentino dal mosaico classico è che non ci sono tessere, ma ogni singolo pezzo viene tagliato seguendo la sagoma del disegno. Queste sezioni vengono congiunte l’una all’altra e incollate fino a ricomporre il disegno originario. Il termine “commesso” deriva dal latino committere, cioè congiungere.
Il commesso fiorentino ha radici antiche, nasce dall’evoluzione della tecnica dell’opus sectile con la quale i romani adornavano pavimenti e pareti. Le tarsie di pietra si accrescono durante l’epoca dei Medici. E proprio a Firenze nel 1588 Ferdinando I de’ Medici, Granduca di Toscana, istituisce L’Opifico delle Pietre Dure, il primo laboratorio specializzato nella lavorazione di pietre dure per formare le maestranze che dovranno decorare la Capella dei Principi in San Lorenzo.

Le fasi di lavorazione del commesso fiorentino

Si inizia preparando il bozzetto su carta del disegno che andremo a realizzare. Il disegno di carta viene ritagliato in sezioni; queste singole sezioni funzioneranno da sagome e verranno incollate sulle differenti fette di pietre scelte.
Le pietre che utilizzo per la lavorazione del commesso fiorentino vengono dai dintorni di Firenze: come i calcedoni, i verdi d’Arno o le pietre paesine. Un tempo esisteva la figura del cercatore, ovvero una persona esperta di pietre e suolo che di professione cercava e selezionava i sassi migliori per poi proporli ai vari artigiani mosaicisti.

Mosaico e Commesso Fiorentino

C’è poi la cosiddetta “macchiatura”, ossia la fase in cui il mosaicista sceglie dalle varie fette di pietra i colori, le sfumature e le venature più adatte per ogni singolo pezzo. Per esempio per fare le foglie solitamente le pietre più indicate sono i verdi d’Arno.
A questo punto si procede con il taglio, seguendo il più precisamente possibile la sagoma di carta e cercando di tagliare il pezzo con un po’ di pendenza laterale per agevolarne gli incastri. In origine i pezzi venivano tagliati con un archetto dotato di un filo di metallo sul quale, via via, veniva colata della polvere di smeriglio insieme a dell’acqua. Oggi io utilizzo per il taglio una piccola sega ad acqua, munita di un disco diamantato e rifinisco i bordi di tutti i pezzi tagliati con lime di varie forme e dimensioni.


I pezzi tagliati vengono calettati, ossia vengono fatti combaciare perfettamente l’un l’altro e poi incollati tra loro con una mistura di colla. Il mosaico assemblato viene quindi levigato con l’utilizzo di smerigli di varia grana per renderlo liscio al tatto. Ultimo ma non meno importante, il mosaico viene trattato e lucidato a cera per far risaltare i colori e il disegno.

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LAVORAZIONI A COMMESSO FIORENTINO SU COMMISSIONE

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